
L’inflazione in Francia si è attestata allo 0,8 % su base annua a dicembre 2025, secondo l’indice dei prezzi al consumo pubblicato dall’INSEE. Questo livello storicamente basso nasconde dinamiche settoriali molto diverse e, soprattutto, una traiettoria che si è invertita all’inizio del 2026.
Per consultare i dati INSEE sull’inflazione 2025 nel dettaglio, un’analisi voce per voce permette di meglio situare le attuali sfide.
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Inflazione sottostante in Francia: il segnale che l’IPC globale non mostra
L’indice dei prezzi al consumo globale integra componenti volatili (energia, alimenti freschi) e tariffe pubbliche (tabacco, elettricità). Questi elementi amplificano o mascherano la tendenza di fondo. Per leggerla, l’INSEE pubblica un indicatore distinto: l’inflazione sottostante.
A dicembre 2025, l’inflazione globale mostrava +0,8 % su base annua. L’inflazione sottostante, invece, ha iniziato ad accelerare progressivamente, passando da +0,7 % a gennaio 2026 a +0,9 % a febbraio 2026. Questo scostamento segnala che le pressioni sui prezzi si diffondono oltre l’energia e gli alimenti, verso i servizi e i prodotti manifatturati.
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Questa distinzione è importante per le famiglie. Un calo dei prezzi dell’energia può dare l’impressione che tutto vada meglio, mentre il paniere di consumo quotidiano (assicurazioni, ristorazione, affitti) continua a lievitare. L’inflazione sottostante cattura questa erosione silenziosa del potere d’acquisto.

Energia e TICPE: perché i prezzi ripartono nel 2026
Nel 2025, il calo dei prezzi dell’energia ha tirato l’inflazione globale verso il basso. L’INSEE registrava un netto ribasso su questo fronte a dicembre 2025. La situazione si è invertita nella primavera del 2026, con un’inflazione energetica che è balzata a +14,2 % ad aprile 2026.
Il governo ha introdotto a marzo 2026 una modulazione temporanea della TICPE (tassa interna sulla consumo di prodotti energetici) per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio. Questa misura non è stata sufficiente a contenere il shock.
Il meccanismo è diretto: l’energia pesa nel calcolo dell’IPC ben oltre la sua quota nel budget medio, perché le sue variazioni sono ampie. Quando il capitolo energia passa da negativo a fortemente positivo in pochi mesi, l’indice globale cambia. È esattamente ciò che è accaduto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
Cosa cambia per l’indice dei prezzi al consumo
L’IPC francese ha raggiunto un punto basso alla fine del 2025. La risalita dell’energia, combinata con la diffusione dell’inflazione nei servizi, ha riportato l’IPCH (indice armonizzato, comparabile a livello europeo) a +2,5 % ad aprile 2026. Questo livello colloca la Francia tra i paesi della zona euro dove la ripresa inflazionistica è più rapida, nonostante una base bassa nel 2025.
Previsioni Banca di Francia: inflazione sotto il 2 % ma rischi orientati al ribasso
Le proiezioni macroeconomiche della Banca di Francia pubblicate a dicembre 2025 anticipavano un graduale aumento dell’inflazione, rimanendo sotto il 2 % nell’orizzonte di previsione. Lo scenario centrale prevedeva un recupero moderato, sostenuto dai consumi delle famiglie e da un potere d’acquisto del salario medio pro capite in crescita.
La Banca notava che i rischi sull’attività erano complessivamente equilibrati, ma piuttosto orientati al ribasso sull’inflazione. In altre parole, la probabilità di un’inflazione più bassa del previsto era considerata leggermente superiore a quella di un aumento.
Gli eventi del primo trimestre 2026 (aumento del petrolio, tensioni geopolitiche) hanno parzialmente invalidato questo scenario. L’inflazione energetica a due cifre ad aprile non era inclusa nelle proiezioni di dicembre.
Confronto Francia e zona euro: lettura dell’IPCH 2025-2026
L’IPCH consente di confrontare i livelli di inflazione tra i paesi membri della zona euro su una base metodologica comune. Nel 2025, la Francia mostrava un’inflazione media annuale dello 0,9 %, nettamente inferiore a quella della Germania (2,2 %), della Spagna (2,7 %) o del Regno Unito (3,9 %).
Questo differenziale è spiegato da diversi fattori:
- Il tetto tariffario sull’elettricità, mantenuto più a lungo in Francia, ha contenuto i prezzi dell’energia nel 2025 quando altri paesi avevano già eliminato i loro dispositivi
- Il peso dei servizi nel paniere di consumo francese è diverso, con un peso relativo più basso degli affitti nell’IPC
- Gli alimenti hanno rallentato più rapidamente in Francia rispetto alla Germania o alla Spagna, contribuendo a un IPC globale più basso nell’anno
L’Italia, con un’inflazione media dell’1,5 % nel 2025, rimane l’unico grande paese della zona a mostrare un livello comparabile. La convergenza osservata ad aprile 2026 (IPCH francese a +2,5 %, vicino alla media della zona euro) suggerisce che il vantaggio francese del 2025 si è ampiamente ridotto.

Impatto sui consumi delle famiglie e prospettive economiche
La Banca di Francia prevedeva che i consumi delle famiglie sostenessero la ripresa nel suo orizzonte di proiezione. Il potere d’acquisto del salario medio pro capite doveva progredire, il che avrebbe permesso un rimbalzo della domanda interna.
Le indagini sul campo condotte all’inizio del 2026 mostrano una realtà più sfumata. Le famiglie hanno significativamente ridotto le loro spese non essenziali, in risposta all’aumento percepito dei prezzi. Il divario tra inflazione misurata e inflazione percepita, un fenomeno documentato dall’INSEE sin dagli anni 2000, amplifica questo comportamento di prudenza.
Il tasso di disoccupazione, previsto al 7,8 % nel 2026 dalla Banca di Francia prima di scendere al 7,6 % nel 2027, pesa anche sulla fiducia. Gli investimenti delle imprese, che dovrebbero rafforzarsi progressivamente, rimangono condizionati a una diminuzione dell’incertezza fiscale e di bilancio.
La riduzione del deficit pubblico, probabilmente vicino al 5 % del PIL nel 2026 secondo le proiezioni della Banca di Francia, sarebbe insufficiente per stabilizzare il rapporto di indebitamento. Questa costrizione di bilancio limita le margini di manovra per prolungare i dispositivi di sostegno ai prezzi dell’energia.
L’anno 2025 rimarrà nei dati INSEE come un minimo di inflazione, allo 0,9 % in media annuale. La rapida risalita osservata all’inizio del 2026, trainata dall’energia ma ora sostenuta da una diffusione ai servizi e ai prodotti manifatturati, ridisegna un panorama molto diverso da quello che prevaleva ancora sei mesi prima.